DSA e lingua inglese

DEFINIZIONE 

La dislessia evolutiva, che è un disturbo specifico dell’apprendimento, di origine neurobiologica (Stella, 2004), sorge ad un certo punto del percorso individuale di sviluppo della persona. È da riferirsi a una difficoltà nella lettura e nell’ abilità di letto –scrittura. Tali difficoltà dell’alunno dislessico sono riscontrabili, e talvolta maggiorate, nelle attività di lingua straniera, in particolare nello studio dell’inglese. 

 

NORMATIVA                             libro

Legge 170/2010 

Linee Guida legge 170

 

DESCRIZIONE

Seppur talvolta la lingua straniera favorisca un’interdipendenza positiva tra conoscenze acquisite nello studio della lingua straniera e consapevolezza nella propria madrelingua (Cummins, Balboni 1999), sono più frequenti i casi in cui le difficoltà di apprendimento per la lingua inglese sono maggiori rispetto allo studio dell’italiano.

La ragione fondamentale per cui un alunno con DSA trovi difficoltà nell’apprendimento della lingua inglese, è da ricondursi al grado di regolarità dell’ortografia.

Mentre l’italiano dimostra un’ortografia regolare con corrispondenza tra suoni (fonemi) e segni grafici (grafemi), l’inglese invece ha un’ortografia decisamente irregolare in questo senso, ad esempio:

– il suono /ai/ è da ricondurre ai grafemi: ‘i’ oppure ‘y’ time- fly

– il suono /i/ può essere scritto (e pronunciato con una lievissima differenza): ‘e’ oppure ‘ee’ be – been

– ecc…

Un alunno dislessico troverà una serie di “intralci” da superare nello sviluppo dell’abilità comunicativa della lingua inglese:

  • LETTURA (READING): la difficoltà che l’alunno manifesta nella madrelingua si riscontrerà anche nella lettura della lingua inglese, a maggior ragione vista l’irregolarità ortografica della corrispondenza fonema – grafema.

 

  • ASCOLTO (LISTENING): considerato che la dislessia colpisce le abilità fonologiche, lo studente dislessico avrà un carico di lavoro consistente nel cercare di comprendere i suoni (fonemi), capire un testo parlato o fare lo spelling delle parole.

 

  • PARLARE (SPEAKING): parlare in lingua inglese significa utilizzare correttamente la pronuncia delle parole, avendo automatizzato molti aspetti della lingua tra cui le frasi idiomatiche, che non richiedono di essere composte al momento, ma sono costrutti preimpostati. Lo studente dislessico manifesterà la difficoltà nel parlare fluentemente.

 

  • SCRITTURA (WRITING): nell’ambito della scrittura, nonostante le suddette difficoltà legate alla irregolarità ortografica di corrispondenza fonema grafema, lo studente con una dislessia ‘lieve’ potrebbe riuscire a sviluppare questo aspetto. Problemi maggiori sorgono per gli studenti con altre difficoltà nell’apprendimento, quali: disgrafia e disortografia, unite alla dislessia.

 

  • LESSICO (VOCABULARY): lo studente dislessico in quest’ambito mostra difficoltà maggiori se costretto a memorizzare liste di parole tra loro scollegate da senso logico. La sua difficoltà di memorizzazione è legata all’incapacità di imparare informazioni in sequenza (anche apprendere linea dei numeri e alfabeto diventa difficoltoso). Sarebbe utile avere delle immagini affiancate alle parole da imparare.

 

  • GRAMMATICA (GRAMMAR): le difficoltà dello studente dislessico spesso fatica a memorizzare le regole della grammatica, in quanto queste gli vengono presentate con modalità analitiche, anziché privilegiare stili di apprendimento creativo, visivo, analogico.

 

Cosa può fare l’insegnante di inglese per coinvolgere correttamente l’alunno con DSA?

Per favorire lo stile di apprendimento degli alunni con DSA e quindi operare in un’ottica di didattica inclusiva, il ruolo dell’insegnante è fondamentale già a partire della scelta del libro di testo: il quale è bene che sia chiaro, lineare, scritto con un font che faciliti l’approccio visivo e corredato da immagini esemplificative di parole e regole principali.

Il libro deve inoltre essere disponibile in versione digitale, per poter essere “ascoltato”, piuttosto che letto: questo aiuterà lo studente a concentrarsi sulla comprensione e gli offre la possibilità di riascoltare i suoni tutte le volte che ne avrà necessità.

L’insegnante dovrà lavorare per favorire (così come nei documenti di programmazione Ministeriale e nel Quadro Comune Europeo) l’efficacia comunicativa (nel parlare), piuttosto che la sola correttezza grammaticale.

Per compensare le difficoltà di scrittura, sono molto utili strumenti tecnologici come computer e correttore ortografico e per sviluppare le aree di lessico e grammatica, si ribadisce l’importanza di scegliere delle immagini efficaci, per dare un aggancio visivo alle parole e quindi alleggerire il carico di lavoro della memorizzazione.

L’insegnante, inoltre, non può sottovalutare che lo studente italiano, nella maggior parte delle scuole, ha imparato a leggere con un metodo sillabico: leggendo ogni parola frazionata in sillabe, che poi vengono unite tra loro. Questa strategia è efficace nelle lingue con corrispondenza regolare fonema-grafema.

Lo studente inglese invece usa il metodo globale, per cui memorizza subito l’intera parola associandola alla sua pronuncia. Le strategie imparate per leggere in italiano si dimostrano in quest’ambito inefficaci.

 

MODULISTICA

Per quanto riguarda il PDP dovrà essere un piano personalizzato, che miri cioè a sviluppare gli obiettivi ministeriali principali, con una metodologia adattata. L’insegnante dovrà compilarlo tenendo a mente che per quanto riguarda l’inglese non si tratta di “obiettivi di apprendimento”, ma di abilità da sviluppare (saper comprendere globalmente, saper interagire. ..).

Concludendo, il vero “gancio” che solitamente aiuta ogni insegnante per qualsiasi materia è la motivazione. Lavorare sulla motivazione dell’alunno coinvolgendolo in un clima piacevole, proponendo attività realizzabili e valorizzando ogni suo progresso, garantirà sicuramente dei risultati appaganti sia per l’alunno, come per l’insegnante.

 

LINK UTILI

www.dyslexia-teacher.com

www.languageswithoutlimits.co.uk

www.technodys.blogspot.it

www.ego4u.com

 

BIBLIOGRAFIA

Balboni P.E. 1999, “Educazione Bilingue”, Guerra, Perugia.

Cornoldi C., 1999 “Le difficoltà nell’apprendimento a scuola”, Il Mulino, Bologna

Dalosio M. 2012 “La dislessia nella classe di inglese” Oxford University Press

Stella G., 2004 “La dislessia”, Il Mulino, Bologna