01 ottobre 2016

PDP e PEI: molto più che un elenco delle difficoltà dell’alunno.

Con l’inizio dell’anno scolastico gli insegnanti sono chiamati a stendere numerosi documenti personalizzati sugli alunni che richiedono una didattica individualizzata (alunni con handicap, con diagnosi di Disturbi Specifici di Apprendimento, con Bisogni Educativi Speciali).

Piano Educativo Individualizzato e Piano Didattico Personalizzato sono strumenti che hanno lo scopo di guidare lo svolgersi della didattica secondo modalità adeguate al singolo alunno. Solitamente il punto di partenza è un’osservazione che l’insegnante fa delle abilità presenti e delle difficoltà.

Ciò che spesso succede è che ci si focalizzi sullo stilare un elenco di queste ultime, senza concentrarsi ad osservare quali siano le capacità già acquisite, ma soprattutto i punti di forza.

In cosa possono essere utili nel lavoro scolastico quotidiano?

Aver osservato che il nostro alunno ha una buona memoria visiva, potrà farci scegliere una modalità di presentazione più per immagini e simboli. Oppure, se le competenze linguistiche sono buone, sceglieremo un metodo di studio più discorsivo, per riassunti, più che per mappe.

Ma non è importante annotare solo i punti di forza cognitivi; per esempio, anche sapere che il nostro alunno ha buone capacità relazionali coi compagni e che tiene molto alla loro opinione, può indirizzarci a fargli fornire i rinforzi positivi da loro, piuttosto che dagli adulti o attraverso i soli voti. Così come sapendo che ha una buona manualità, potremo supportare le attività più astratte con lavori concreti.

La compilazione di questi piani di prassi deve essere effettuata da insegnanti e figure professionali che seguono l’alunno, per poi essere condivisi dai genitori. La mole di lavoro è significativa e l’organizzazione non è sempre semplice, ma non bisognerebbe sprecare l’occasione della stesura per scambiarsi punti di vista, osservazioni, conoscenze differenti che possono davvero fare la differenza in quella tanto auspicata collaborazione scuola-famiglia-servizi.

La didattica, il funzionamento cognitivo e comportamentale del bambino, la sua sfera famigliare: questi aspetti uniti formano i nostri alunni. La parcellizzazione tipica di questi moduli rischia di farci sottovalutare alcuni a vantaggio di altri. Non cadiamo in questo errore!

Un grande educatore, Robert Baden Powell, fondatore dello Scoutismo, sostiene che anche nel peggiore di noi ci sia almeno il 5%di buono. A volte è difficile vederlo nei nostri studenti ma se andremo alla sua ricerca, certamente saremo non solo migliori insegnanti ma anche migliori educatori.

Dott.ssa Serena Perego