01 maggio 2016

Legge 170/2010: Screening e prevenzione, a che punto siamo?

A sei anni dall’emanazione della legge 170/2010 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico) vogliamo fare il punto su come alcuni dei capisaldi di questa legge siano stati applicati nella vita scolastica quotidiana.
L’ articolo 3, comma 3 propone un principio innovativo per la legislazione italiana, evidenziando l’importanza dell’identificazione precoce degli alunni a rischio di DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento) da parte delle scuole di ogni ordine e grado.

E’ importante però una precisazione, con identificazione precoce si intende l’osservazione e la misurazione di tutte quelle competenze trasversali e quei fattori predittivi che permettono di sviluppare adeguate competenze di lettura, scrittura e calcolo. L’identificazione precoce non è quindi una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (che si può fare solo dopo la fine della classe seconda della scuola primaria per le difficoltà nella lettura e nella scrittura e dopo la fine della classe terza primaria per il calcolo), ma la valutazione dei prerequisiti.

Un attento e costante monitoraggio dello sviluppo delle abilità predittive permette di individuare le aree di fragilità dei bambini a rischio di sviluppare un disturbo specifico dell’apprendimento e quindi di strutturare azioni di potenziamento e di rinforzo di tali aree.

Ormai da decenni, vari studi in letteratura sono concordi nel riportare come interventi di questo tipo permettano di prevenire e di ridurre la severità della manifestazione del disturbo.

Ciò su cui invece non vi è accordo in letteratura è cosa possa essere considerato come unico fattore predittivo affidabile delle abilità di apprendimento.

Attualmente, tra gli altri, vengono considerati fattori predittivi le abilità di linguaggio orale (la capacità di produrre e riconoscere parole e frasi e le abilità meta fonologiche e di consapevolezza fonologica); l’attenzione visuo-spaziale (coinvolta nell’analisi degli stimoli visivi in modo seriale e quindi delle lettere che formano le parole); le capacità di autoregolazione e le funzioni esecutive.

Come si può osservare non c’è unanimità all’interno della comunità scientifica su ciò che deve essere considerato un fattore predittivo affidabile delle abilità di apprendimento, e quindi non esistono protocolli valutativi condivisi e standardizzati. Il legislatore quindi, sulla base di questo stato dell’arte, raccomanda l’osservazione di tutte le competenze considerate come possibili indicatori, in modo da poter aumentare la probabilità di individuare i possibili soggetti a rischio.

Nonostante questa mancanza di certezze, la sensazione è che le singole scuole e professionisti si siano attivati per proporre ai propri alunni percorsi di identificazione precoce e di attività di potenziamento validi, anche se spesso sono rimaste iniziative isolate ed estemporanee.

Inoltre la legge, ai sensi dell’art.7, prevede che le singole regioni emanino proprie linee guida per la predisposizione di protocolli regionali per l’identificazione precoce dei bambini a rischio DSA (si veda ad esempio il Quaderno Operativo redatto dalla Regione Veneto); questo aumenta la diversità e le differenze all’interno del territorio nazionale.

Per quanto tutte la pratiche messe in campo fino ad oggi appaiano utili ed importanti, la vera svolta sarebbe quella dell’elaborazione di protocolli sistematici, standardizzati e comuni, che permettano di implementare e di migliorare le attività di screening attivate nelle singole regioni.

La normativa inoltre è molto chiara nel sottolineare come l’individuazione precoce non sia una diagnosi, ma sia il punto di partenza per mettere in campo, da parte dei docenti, attività di potenziamento e di recupero mirate, all’interno di una didattica personalizzata. Solo in seguito all’attivazione di questi percorsi e alla persistenza delle difficoltà, si può consigliare alla famiglia dei minori in oggetto di rivolgersi al servizio sanitario nazionale o a centri certificati per iniziare l’iter diagnostico e verificare la presenza di un disturbo dell’apprendimento.

Fondamentale importanza ricoprono quindi gli insegnanti che devono essere formati per conoscere quali aree e quali indicatori attenzionare per individuare i bambini a rischio, e per poi saper mettere in campo attività di potenziamento.

Le attività di screening proposte all’interno delle scuole, non devono quindi essere viste dai genitori come momenti di valutazione e di “etichettamento” dei propri figli, ma un momento di osservazione strutturato che possa permettere agli insegnanti, espressamente formati sul tema, di avere dati su cui basare le loro attività di recupero.

Dott.ssa Silvia Piantoni

Bibliografia:
– Legge 170/2010 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico)
– D.M. n.5669 del 12 luglio 2011
– Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.
– Decreto interministeriale 297 del 17/04/2013 “Linee guida per la predisposizione di protocolli regionali per l’individuazione precoce dei casi sospetti di DSA.”
– Costantini S., Traverso L., Viterbori P., “Identificare i bambini a rischio per l’apprendimento”, Difficoltà di apprendimento e didattica inclusiva, Vol 2, n.1, ottobre 2014, pp. 5-14.
– Franceschini S., Gori S., Rufino M., Pedrolli K., Ronconi L., Bertoni S., Facoetti A., “Meccanismi visuo-attenzionali come predittori delle future abilità di lettura”, Dislessia, Vol.12 n.3, ottobre 2015, pp. 273-286.
– Giovagnoli S. , (2015), “Esperienze di valutazione e intervento di potenziamenti in classe” , Dislessia, Vol.12 n.3, ottobre 2015, pp.247-251.
– Stella G., Savelli E., “Editoriale” Dislessia, Vol.12 n.3, ottobre 2015, pp. 245-246.
– Trenta M., Chilosi A.M., Cerri B., Marinelli C.V., Brizzolara D., Zoccolotti P., “Esiste continuità tra apprendimento del linguaggio orale e scritto?”, Dislessia, Vol.12 n.3, ottobre 2015, pp.253, 272