11 maggio 2016

È arrivato il fratellino e… scatta la gelosia!

La gelosia è un evento del tutto normale con l’arrivo di un fratellino o di una sorellina, nonostante si sia cercato di preparare al meglio il bambino durante l’intera gravidanza. Spesso, durante i nove mesi di gestazione, il bambino può sembrare sia incuriosito che attratto da questa nuova futura presenza e non manifestare sentimenti di gelosia; i genitori in questo momento sono tranquilli e rilassati, pensano che il pericolo sia scampato.

Ma poi… quando arriva il nuovo bebè si scatena “l’inferno”. Il bambino diventa aggressivo sia nei confronti del fratellino che verso i genitori: urla piange e i capricci sono “all’ordine del giorno”. Proviamo ad entrare nella testa del bambino per capire che cosa avviene e aiutarlo a gestire/superare/affrontare le sue difficoltà.

In un libro Penelope Leach scrive:

“Immaginate che vostro marito un giorno venga a casa proponendovi di accettare un’altra moglie proprio come voi, immaginatelo ora mentre usa quello stesso tipo di frasi che solitamente si usano per dire ad un bambino che sta arrivando un fratellino.”

Secondo la psicologa dire a vostro figlio <<Avremo con noi un altro bambino, tesoro, perché abbiamo pensato che per te sarebbe bello avere un fratellino o una sorellina con cui giocare. Non ti vorremmo meno bene per questo, ci ameremo tutti.>> è come se vostro marito dicesse a voi: <<Avrò con noi una seconda moglie, tesoro, perché abbiamo pensato che per te sarebbe bello avere un po’ di compagnia e un aiuto in casa, ci ameremo tutti>>.

In questa situazione ognuno di noi reagirebbe arrabbiandosi, manifestando un comportamento di disagio e molta gelosia. Il vostro bambino, allo stesso modo, esprimerà il suo disappunto nei modi che conosce.

Teniamo ben presente che tali atteggiamenti, nonostante ci mettano a dura prova, esprimono sempre disagio e ricerca dell’attenzione. Attraverso una serie di comportamenti disfunzionali (urla, pianti, etc.) il bambino riesce comunque a ottenere la vostra attenzione mediante rassicurazioni o sgridate. Può sembrare assurdo, ma i bambini ricercano attenzioni anche in questo modo: mi comporto male e così la mamma e il papà mi sgridano, in questo momento si dedicano solo a me, ci sono solo io (è un comportamento automatico e non dovuto a macchinazioni precedenti). Per comprendere meglio questo punto si può provare a riflettere: si ottengono più attenzioni (a prescindere che siano positive o negative) dai genitori se il bambino si comporta bene o se si mi comporta male? La risposta è che attirerà maggiormente l’attenzione in tutte quelle situazioni in cui si comporta male perché nelle altre circostanze è normale che si comporti bene.

Come fare quindi? Il suggerimnto è di “ignorare” i comportamenti problematici e di rinforzare e gratificare quelli propositivi.

Detto ciò, che cosa si può fare nel concreto?

Tutte le volte che il bimbo si comporta bene o semplicemente è tranquillo potete lodarlo e dirgli quanto vi piace il suo comportamento. Ricordate di non fare paragoni rispetto a quando si comporta male. Ogni gratificazione deve sempre essere seguita da una spiegazione di ciò che vi è piaciuto del suo comportamento. Qualora dovete fare delle critiche non fatele dirette al bambino ma al suo comportamento.

Trovate dei momenti per stare da soli con il vostro bambino. In queste circostanze programmate delle attività piacevoli e che ama fare, potete sceglierle insieme. Non stancatevi mai di ripetere al vostro bambino che “il suo posto” c’è sempre e la sorellina o il fratellino non lo hanno usurpato, motivo per cui ci possono esserci ancora dei momenti per stare insieme, da soli. Ricordatevi di gratificare sempre (“Bravissimo”, “Sei davvero bravo!”) tutti i comportamenti positivi che emette, più li rinforzerete, più si manifesteranno lasciando meno spazio a quelli disfunzionali.

Ritagliatevi dei momenti della giornata per la gestione del nuovo arrivato insieme a vostro figlio, fatelo sentire quello più grande, dategli qualche piccola responsabilità. Ripetetegli che sapete che vi potete fidare di lui e che è una grandissima risorsa per voi perché vi può aiutare nella cura del più piccolo (esempio: cantare la ninna nanna insieme, raccontare una storia, aiutavi a cambiare il pannolino passandovi il materiale). Tutto deve sempre essere seguito da lodi e gratificazioni.

Ricordatevi che le lodi devono essere sempre immediate e conseguenti al comportamento del bambino.

Tutti i comportamenti disfunzionali, per quanto possibile, cercate di non rinforzarli in nessun modo. Spesso, quando il bambino vuole attirare l’attenzione dei genitori si improvvisa in un pianto isterico, in questa situazione non fiondatevi a consolarlo (lo so che è straziante e molto difficile) ma ditegli che non vi piace quando ha questi comportamenti e che otterrà la vostra attenzione solo se smetterà di piangere (preparatevi però ad urla sempre più forti, se però riuscite a rimanere fermi sulla vostra posizione, dopo un po’ diminuiranno); quando avrà smesso in autonomia potete andare da lui e chiedergli che cosa è successo.

Un altro elemento molto importante è mantenere alcune delle routine che il bambino aveva prima che arrivasse la sorellina o il fratellino, come ad esempio la sequenza del risveglio, l’uscita da scuola, il momento prima di andare a letto.

Parlate molto con il vostro bambino e aiutatelo ad esprimere le sue emozioni, se non è ancora in grado di parlare bene è possibile farlo anche attraverso il gioco (ad esempio si può aiutare ad esprimere la rabbia e la tenerezza con una bambola “questa bambola sta piangendo, coccoliamola un po’”).

Ricordate che fare i genitori è un lavoro a tempo pieno… buon lavoro!

Dott.ssa Silvia Ruggiero