08 marzo 2016

Cosa vuole dire “vedere”.

In greco óida è il perfetto del verbo eidéin (vedere) e significa “io so perché ho visto”

Nella vita di tutti i giorni le attività fondamentali che esercitiamo e che si apprendono fin dalla classe prima della scuola primaria sono: la lettura e la scrittura. Tali attività sono strettamente collegate al vedere.

E’ uso comune credere che “vedere” sia una funzione identica in tutte le persone e che quello che vediamo sia la realtà, una realtà uguale per tutti, o ancora che possedere i 10/10 sia l’unico dato importante per una vista corretta. E’  inoltre uso comune credere che i vizi di rifrazione, miopia, ipermetropia e astigmatismo siano “errori” del nostro sistema visivo e che a causa loro venga compromesso il funzionamento visuo-percettivo. 

In realtà noi siamo un elaboratore di informazioni multisensoriali, frutto di un adattamento generato in migliaia di anni, di generazione in generazione, di ambiente in ambiente. I nostri sensi, diversi per natura e struttura (vista, tatto, gusto, udito, olfatto) dialogano per formare un “unico percepito”. 

La nostra mente elabora migliaia di informazioni ad altissima velocità in aree distinte e specializzate per poi selezionare le più importanti per formare la “nostra realtà”. 

I nostri cinque sensi sono registratori passivi, che filtrano le informazioni attraverso le esperienze passate creando una nostra e personale realtà nella quale agiamo, partecipando attivamente alla visione.

La visione è la “capacità di trarre significato” da quello che si vede, è un’ abilità che non possediamo dalla nascita, ma che acquisiamo nel corso della nostra vita. La visione interagisce con gli altri sensi per avere a livello centrale un Unico percepito.

Possiamo dire che il cervello è un’orchestra: ogni senso è un suono, uno strumento di questa orchestra, ma è l’insieme dei suoni che produce la musica, la nostra visione.

Vedere è quindi una funzione appresa, una funzione in parte migliorabile, come sono migliorabili tutte le abilità che nel corso della nostra vita abbiamo conseguito.

Per leggere e scrivere non è quindi sufficiente avere una buona acuità visiva, cioè non basta avere 10/10, ma altre abilità sono necessarie, come quelle oculo-motorie (capacità di muovere gli occhi in modo armonico, senza salti compensativi), accomodative (capacità di mettere a fuoco un oggetto e di mantenerlo tale nel tempo) e fusionali (capacità di percepire come singola (e non doppia) una lettera e di mantenerla nel tempo). 

“La visione è una funzione appresa, questa può essere appresa male o bene.”

Samuel Renshaw (psicologo)

Guardate questa figura, secondo voi che cosa rappresentano questa serie di chiaro scuri? Aspetto le vostre risposte (nel form qui sotto).

imm.

La soluzione alla figura che è sopra postata sarà rivelata nel prossimo articolo.

Dott. Silvio Rapaglià