09 giugno 2016

Aiuto! Sono arrivati i compiti delle vacanze!

I compiti delle vacanze vengono visti dai ragazzi come una delle cose più inutili ed odiose tra le varie incombenze che devono svolgere. Le argomentazioni che portano a sostegno della loro tesi sono: il diritto al riposo, la mancata correzione da parte degli insegnanti a settembre e quindi l’assenza di conseguenza per chi i compiti non li svolge.

Se alla luce di questi argomenti i ragazzi non hanno tutti i torti, mi viene però spontaneo spezzare una lancia a favore dei compiti, soprattutto quelli della vacanze e soprattutto per i ragazzini con DSA.

Lo svolgimento dei compiti ha infatti ricadute a breve termine, con un miglioramento dell’apprendimento e dell’interiorizzazione di capacità, conoscenze e procedure; mentre sul lungo periodo favoriscono lo sviluppo di abilità di organizzazione del proprio tempo, di autonomia nella risoluzione dei problemi della vita quotidiana, e l’applicazione di strategie meta cognitive. I compiti infatti permettono di sperimentare le proprie capacità, fronteggiare le difficoltà, imparare a sopportare la frustrazione e gestire lo stress, sviluppare la costanza e la volizione.

Tornando ai nostri alunni con DSA, spesso questi ragazzi durante l’anno scolastico sono in rincorsa, nel disperato tentativo di tenere il ritmo delle interrogazioni programmate, delle verifiche, degli esercizi, conciliando tempo libero, passioni e sport.
I compiti delle vacanze possono quindi essere l’occasione per fermarsi e riprendere, con più calma, alcuni argomenti che durante l’anno hanno creato un po’ di difficoltà ai nostri ragazzi.

In realtà non c’è un approccio magico ai compiti che vada bene per tutti i ragazzini DSA, ognuno infatti ha le proprie caratteristiche. Dire che un ragazzino è dislessico significa solamente conoscere alcune sue difficoltà che si manifestano nell’apprendimento, ma non sappiamo la gran parte delle informazioni su di lui (il suo livello cognitivo, il suo stile di apprendimento, le sue capacità attentive e mnemoniche, tutti elementi che influenzano il modo di svolgere i compiti e che chi affianca il ragazzino deve conoscere). Ogni volta quindi che pensiamo ad un ragazzino con DSA, non dobbiamo fare riferimento alle caratteristiche stereotipate da manuale, ma alle caratteristiche di quello specifico ragazzino. Questa regola vale anche per l’approccio ai compiti, può infatti essere utile avere in mente alcune strategie, indicazioni e tecniche che possono aiutare i ragazzini DSA, ma non è detto che queste funzionino con tutti e soprattutto che vadano applicate esattamente nello stesso modo con tutti.

Questo elemento deve essere chiaro soprattutto ai genitori che affiancano i figli durante i compiti. Non ha senso pensare di far fare i compiti esattamente come li facevamo noi adulti, perché con noi quel metodo funzionava, non è detto che funzioni per i nostri figli, oppure non è detto che ciò che funziona per il ragazzino dislessico della mia amica funzioni anche per mio figlio. I compiti sono un forte banco di prova anche per i genitori, non dal punto di vista didattico, ma relazionale ed emotivo. I compiti scatenano infatti forti ansie nei genitori. Quando un figlio non riesce a svolgere i compiti in autonomia, quando il confronto con gli altri compagni di classe diventa l’unico metro di valutazione delle abilità del figlio, quando i fallimenti del figlio sono vissuti come i propri. In questi casi, in cui i genitori hanno un forte coinvolgimento nello svolgimento dei compiti e utilizzano strategie fortemente intrusive, si crea un clima emozionale negativo attorno ai compiti (che diventano un momento di litigio e di frustrazione tra genitori e figli) e si possono sviluppare nei ragazzini DSA sensazioni di impotenza (se infatti gli adulti lasciano poco spazio all’autonomia dei ragazzi, questi ultimi possono pensare che i genitori non abbiano fiducia nelle loro capacità).

L’atteggiamento ideale sarebbe quello di un sostegno positivo, in cui l’attenzione dell’adulto sia maggiormente centrata sull’impegno profuso dal ragazzo e meno sul voto, e in cui l’aiuto dell’adulto ha come fine ultimo l’autonomia del ragazzo, sostenendo il lavoro indipendente evitando di sostituirsi a lui, ed accettando anche gli errori e i fallimenti.

Tornando ai compiti delle vacanze e come affrontarli con i nostri ragazzini DSA, F. Brembati e R. Donini nel libro “DSA e compiti a casa” consigliano una strategia che potrebbe essere utile da applicare per affrontare i compiti delle vacanze e renderli meno inutili agli occhi dei ragazzi. Le autrici del libro consigliano di passare in rassegna con il ragazzo gli argomenti che durante l’anno hanno creato alcune difficoltà nelle varie discipline. Una volta messe nero su bianco, potrebbe essere utile cercare tra i compiti delle vacanze, quali riguardano proprio quelle difficoltà, ed appuntarseli. In questo modo questi compiti saranno catalogati come più difficili mentre gli altri come più facili. Una volta fatto questo lavoro sarà possibile alternare durante ogni sessione di compiti, un esercizio difficile ed uno più facile. Inoltre potrebbe essere utile, svolgere metà dei compiti “difficili” nella prima parte dell’estate e la seconda metà dei compiti nel periodo più vicino al rientro a scuola, in modo da rientrare a settembre avendo ancora freschi in memoria questi argomenti che nell’anno precedente avevano fatto emergere qualche difficoltà.

Le vacanze però devono essere vacanze nel vero senso del termine, quindi prevedere riposo, divertimento e anche “dolce far niente”

Dott.ssa Silvia Piantoni

Bibliografia:

Benedetto L., Olivieri R., (2012), Qual è l’approccio efficace per i compiti a casa? Una ricerca con alunni di scuola primaria e con le loro famiglie, “Difficoltà di apprendimento”, vol 7, n.4, pp 499-521

Brembati F., Donini R., 2013, DSA e compiti a casa, Trento, Erickson

Frisio G., Amadio V., Paiano A., Russo M.R., Cornoldi C., 2011, Studio efficace per ragazzi con DSA, Trento Erickson.