30 luglio 2015

Ragazzi con DSA e scuola superiore: cosa scegliere?

Se in questo periodo avete parlato con qualche genitore di un ragazzino di terza media, vi avrà sicuramente raccontato del suo tormento e dei suoi dubbi relativi alla scelta della scuola superiore. Ogni genitore infatti vive questa fase di passaggio del figlio come molto delicata, le variabili in gioco sono molte e le aspettative sono altrettanto numerose.

In primo luogo i genitori e i ragazzi si trovano spesso spaesati di fronte al grande numero di percorsi formativi proposti dalle scuole.

Nei diversi progetti di “orientamento scolastico” noi psicologici ci troviamo spesso di fronte a famiglie in preda ad un dubbio: “quanto intervenire all’interno della scelta del ragazzo?” I genitori infatti appaiono spesso consapevoli della necessità che la scelta della scuola superiore debba essere svolta dal ragazzo, ma parallelamente riconoscono in lui ancora molti elementi di fragilità e di inesperienza e quindi vorrebbero avere un approccio più direttivo. I ragazzi dal canto loro sono totalmente immersi nella fase adolescenziale, travolti dai cambiamenti fisiologici, cognitivi, relazionali ed affettivi, che faticano a proiettarsi in un futuro così lontano. Parallelamente mostrano spunti di indipendenza e maturità tali da lasciare loro lo spazio necessario per svolgere questa scelta in modo consapevole.

Se a tutte queste variabili di cui abbiamo parlato fin d’ora, aggiungiamo la presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento nel ragazzo, la miscela diventa esplosiva e la scelta della scuola superiore diventa davvero complessa.

Molti sono i dubbi che possono affliggere i ragazzini con DSA e le loro famiglie: quale sarà la scuola migliore? La più facile? La più adatta? La più preparata sui disturbi specifici di apprendimento? Redigeranno un piano didattico personalizzato? Lo rispetteranno? Permetteranno di utilizzare il pc e gli altri metodi compensativi/dispensativi?

La paura di sbagliare è forte, insieme al timore di rivivere esperienze fortemente frustranti e demotivanti spesso già vissute negli anni scolastici precedenti.

Un altro elemento da considerare è che con l’aumentare del grado di scolarizzazione l’importanza dello studio attraverso la lettura sistematica del testo diventa sempre maggiore, rendendo la vita dei ragazzi con DSA (soprattutto con dislessia) molto faticosa. La demotivazione e l’abbandono scolastico sono elementi molto frequenti in ragazzini con DSA, ai quali la scuola non ha saputo fornire adeguata accoglienza.

La motivazione nello studio infatti dipende dall’idea che l’alunno ha di sé come studente capace o meno, dalla volizione con cui si impegna e se lo studio rientra negli obiettivi personali del ragazzo. Gli obiettivi guidano l’azione (in questo caso lo studio) e determinano i comportamenti dei ragazzi. Dweck (2000) distingue obiettivi di prestazione (tendenza a voler dimostrare agli altri le proprie capacità, evitando commenti negativi) ed obiettivi di padronanza (caratterizzati dalla volontà di apprendere, migliorare, imparare).

Da una ricerca (Dunn e Shapiro, 1999) emerge come ragazzini con DSA tendano a perseguire obiettivi di prestazione e ad evitare compiti considerati troppo difficili. Questa tendenza sembra legata alle quotidiane frustrazioni accumulate nel tempo dai ragazzini con DSA di fronte ai compiti proposti dalla scuola.

La demotivazione porta quindi molto spesso i ragazzi con DSA a scegliere scuole professionali indipendentemente dalle loro attitudini o interessi, ma semplicemente perché considerate meno complesse.

Se da una parte intraprendere scuole con molti elementi pratici può aiutare i ragazzi con DSA a mostrare le loro competenze e capacità in attività non per forza mediate dallo studio teorico, è altrettanto vero che questo non funziona per tutti i ragazzini con DSA. Di frequente agli alunni dislessici é infatti consigliato di orientarsi verso istituti professionali, quando questo consiglio viene dato a prescindere, solo sulla base della presenza di un DSA, allora siamo di fronte ad una scarsa preparazione degli insegnanti riguardo la dislessia. Infatti se fossero stati adottati i giusti metodi anche il dislessico avrebbe potuto eccellere in campo scolastico.

Un buon percorso di orientamento scolastico dovrebbe aiutare il ragazzino con DSA ad iscriversi ad una scuola superiore dopo aver valutato e vagliato le diverse proposte sul territorio, scegliendo in modo coerente con le proprie attitudini e preferenze, senza sottovalutare le difficoltà e gli ostacoli che a causa del suo DSA potrà incontrare. Solo in questo modo si può davvero realizzare il diritto allo studio e alla realizzazione del proprio percorso di vita di tutti i ragazzi.

 

Dott.ssa Silvia Piantoni

 

BIBLIOGRAFIA

Cisotto L., Barbera F., (2013), Motivazione e atteggiamento verso lo studio negli allievi con DSA, “Difficoltà di apprendimento e Didattica inclusive”, vol 1, n.1, pp. 129-142

 

Dunn P.B. e Shapiro S.K. (1999), Gender differences in the achievement goal orientations of ADHD children, “Cognitive Therapy and Research”, vol.23, n.3, pp.327-344

 

Dweck C.S. (2000), Teorie del Sè. Intelligenza, motivazione, personalità e sviluppo, Trento Erickson

 

Zanzurino G.G. F., (2015), Disturbi specifici dell’apprendimento: potenziare o compensare?, Dislessia, vol 12, n.2, pp.123-129